“Life, Animated”: quando i cartoni animati vincono l’autismo

“Life, Animated” è un film documentario che narra la storia di Owen, ragazzo autistico che riesce a superare il suo isolamento sociale grazie agli eroi dei classici Disney.

Il suo viaggio è stato raccontato nel best-seller “Life, Animated: a story of sidekicks, heroes, and autism”, scritto dal padre Ron Susskind, vincitore del premio Pulitzer. Il 2 febbraio è arrivato nelle sale italiane il film omonimo, il regista è il premio Oscar Roger Ross Williams.

All’età di tre anni, il piccolo Owen ha cominciato a manifestare i primi sintomi, poco dopo è arrivata la diagnosi di Autismo. Fino al compimento del novo anno di vita di Owen, l’esperienza dei genitori è lacerante, non riescono a trovare una forma di relazione con il figlio, sprofondato in una realtà distante e inaccessibile. Il bambino appare incapace di articolare parole di senso compiuto ma pian piano comincia a muovere i primi passi verso gli altri e lo fa grazie ai cartoni animati firmati Walt Disney, attraverso i quali riesce a dare un senso al mondo in cui vive.

“Owen – ricorda il padre Ron – era rimasto in silenzio per anni, era considerato uno scarto della società e ritenuto inguaribile, mi dicevano ‘Non farti illusioni. Potrebbe non parlare mai più. Probabilmente dovrai ricoverarlo’. E tutto a un tratto ecco che riemerge, come dice lui ‘una comparsa’ che ha trovato il suo eroe interiore. All’improvviso ci è apparso evidente che usava quei film per dare senso al mondo nel quale viveva, al nostro mondo! E a quel punto abbiamo incominciato a parlargli usando i dialoghi Disney”.

Il film è stato candidato agli Oscar nella cinquina dei documentari e ha già vinto il Directing Award al Sundance Film Festival 2016. Il regista Roger Ross Williams è entusiasta di raccontare un viaggio così emozionante: “Con Life, animated, ho voluto raccontare una storia incredibile, ma anche creare uno spazio che offrisse una visuale dentro la mente di Owen Suskind e le altre persone che convivono con l’autismo – spiega il regista – Owen è una persona unica per molte ragioni, prime fra tutte la sua apertura emotiva e la sua scrupolosa onestà. La sua visione del mondo è straordinaria perché è sgombra dalle molte convenzioni sociali il cui scopo primario è limitare il comportamento e frenare la spontaneità. E questo per me è un concetto fresco e nuovo. Ciò che Owen ha fatto semplicemente vivendo la sua vita immerso in miti e favole è stato trovare un modo per dissezionare il mondo, e nel farlo è arrivato a una comprensione incredibilmente saggia della condizione umana. Quello che Owen trae da queste storie classiche è una comprensione del mondo che è profonda e completa quanto stimolante e istruttiva. È stato importante per me entrare nella testa di Owen e raccontare la sua storia dal suo stesso punto di vista. Troppo spesso il mondo guarda in cagnesco le persone che escono fuori dai confini delle convenzioni della società. Questo film parla proprio del guardare a uno di questi outsider fin nel minimo dettaglio, ma dall’interno e guardando verso fuori, al mondo”.

Oggi, Owen ha 23 anni, è prossimo al diploma e sta per raggiungere la propria indipendenza.

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