BOMBA RENATO ZERO CONTRO I POLITICI! DOBBIAMO FARE LA RIVOLUZIONE!

Il cantante romano parla di sé, della sua musica e di politica.

Domenico, poliziotto, Ada, infermiera. I genitori. Tre sorelle, come in Cechov. E sotto la cruna dell’ago, a ballare dietro a tutte le lenzuola stinte di una vita, Renato Fiacchini. Libero di cambiare colore, abitudini, pianeti. Non fuma più Renato Zero: “Ho smesso cinque anni fa, ma era solo un vezzo. Pensate che idiota, non ho mai aspirato in vita mia. Feci una coronografia e mi andò così di lusso che decisi di non sfidare ulteriormente il destino”. Impegnato a scattare Polaroid “col ventricolo sinistro”, mente e rincorre ancora i giorni, le ferite invisibili e i sogni di ieri. Lontano anni luce, come in quel disco del ’67. Produceva Gianni Boncompagni (che l’aveva battezzato “Zero” per irridere ai sottovalutatori). Venti copie vendute: “Forse meno: io venti mica ne ho viste in giro…”. Formello. Vento, studi di registrazione, vecchi amici a sciamare nell’ora di pausa delle prove del grande concerto, che andrà in scena 15 volte in un mese, dal 27 aprile, al Palalottomatica di Roma (“Se bastano, 15: abbiamo già venduto 90 mila biglietti”). Dal 1950 Renato fa a pezzi l’amore cesellando i migliori anni della nostra esistenza precaria. A 11 anni, la sua famiglia si trasferì dal centro alla periferia: “Da via Ripetta alla Montagnola. E furono danni seri. Dalla lira, in un secondo e mezzo, so’ passato all’euro. Stavo meglio co’ la lira però”. (Ride).

Il mondo 2016 le fa paura?
Non c’è da star tanto tranquilli. C’è molta agitazione. Russia, Usa, Siria, Africa. E questi signori della Corea del Nord sembrano un po’ nervosi.

Due dei brani più dirompenti dell’album sono dedicati alla politica: Nemici miei, cioè i politici, e Rivoluzione. Che rivoluzione vorrebbe?
Le più importanti della mia vita le ho fatte negli scantinati. Negli androni: entravo crisalide e uscivo farfalla.

Molto colorata.
Più colorita che colorata. Ma i colori, nella mia partitura, non spariscono mai. Neppure quando non sono felice.

Anche quando è triste?
Qualcuno sostiene che la tristezza sia grigia, ma io non credo. Se hai fantasia, puoi trasformarla in compagna di giochi, in ballerina, in fonte di ispirazione.
Sono tutti impegnati ad allontanare la malinconia come la peste, ma è un errore di prospettiva. Ci si dimentica cosa viene dopo.

E cosa viene dopo?
Dopo la tristezza c’è la felicità. Dopo la felicità invece in molti casi si apre il baratro.

E per la creatività? Meglio l’allegria?
Meglio la sofferenza. Se non hai un po’ di sofferenza non scrivi nulla di buono. Quando ero contento non sempre ho prodotto cose importanti.

La rivoluzione di ieri era negli androni. Quella di oggi?
Per fare una rivoluzione bastano pochi ingredienti. Una sveglia, una matita, anzi una penna così quel che scrivi non si cancella, un megafono. E poi l’androne di oggi: la piazza.

Oggi in piazza non va quasi più nessuno.
Finiremo per tornarci, io ci spero. Il pensiero libero si amplifica lentamente. Ci mette più tempo, ma poi si impone.

fonte: http://www.tg-news24.com/2018/02/12/bomba-renato-zero-contro-i-politici-dobbiamo-fare-la-rivoluzione-2/

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