Cara mamma, tuo marito non ti “dà una mano”: anche lui ha i suoi compiti in casa

compiti in casa

Le profonde trasformazioni culturali, sedimentatesi negli ultimi decenni nelle relazioni di genere, hanno inevitabilmente modificato anche il concetto di famiglia.

La rinnovata cultura di genere, orientata all’equità e al rispetto delle differenze, si è imposta in tempi così brevi da non consentire all’immaginario collettivo di definire con chiarezza le nuove rappresentazioni dei ruoli di madre e di padre.

La relazione di coppia è cambiata molto. Oggi la donna lavora tanto quanto l’uomo e la condivisione dei carichi familiari costituisce un elemento imprescindibile sul quale si poggia la stabilità familiare.  Nonostante i risvolti pratici che tali mutamenti hanno comportato, permangono all’interno del nostro linguaggio delle caratteristiche di tipo androcentrico che, a fatica, stiamo cercando di annullare.

Infatti, i cambiamenti linguistici sono sintomatici della rivoluzione di genere che lentamente sta modificando la nostra società: ruoli che in passato erano ricoperti da soli uomini e venivano,  per tale motivo, indicati con termini maschili, sono oggi declinati anche al femminile.

La rapidità con cui tali cambiamenti hanno avuto luogo ha però lasciato degli strascichi linguistici che rimandano ad una realtà che dovrebbe appartenere al nostro passato.

Prendiamo ad esempio le modalità con cui vengono espresse le azioni relative alla condivisione dei carichi familiari.

Il padre che va a fare la spesa per la famiglia, che culla e cambia i pannolini ai figli, che passa l’aspirapolvere e lava i piatti, non sta “aiutando” la madre nelle faccende domestiche e nella cura dei figli. Sono dei compiti che non spettano più esclusivamente alla moglie, un tempo definita “angelo del focolare”. Ora, l’uomo è “angelo del focolare” tanto quanto la compagna.

Non è corretto quindi dire “mio marito mi aiuta con i bambini” o “io aiuto mia moglie nella cura della casa”. A ben vedere si tratta di piccole sfumature che non ci consentono di progredire e rappresentano delle trappole linguistiche che veicolano certi messaggi piuttosto che altri: “aiuto mia moglie a…” equivale a dire “è un compito che spetterebbe a lei, ma io le do una mano”.

Un padre che si occupa dei figli, non sta alleggerendo il lavoro della moglie, ma sta semplicemente esercitando la sua paternità. I compiti non sono più suddivisibili in maschili e femminili: per tale ragione, dobbiamo cercare di scardinare i simboli patriarcali seminati qua e là nella nostra lingua.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *