La conferma arriva dalla Scienza: i mancini sono più intelligenti

Nel corso della storia, gli uomini che hanno eccelso in vari campi, lasciando un’impronta significativa, hanno avuto tutti una cosa in comune: il mancinismo. Da Leonardo Da Vinci ad Albert Einstein, da Michelangelo Buonarroti a Raffaello Sanzio, da Aristotele a Kant, da Napoleone Bonaparte a Churchill, e via elencando con Beethoven, Picasso, Obama, Bill Gates e chi più ne ha più ne metta. Di mancini eccellenti ce ne sono stati a migliaia.

I mancini costituiscono solo il 10% della popolazione mondiale e da sempre sono costretti ad adattarsi ad un mondo progettato in tutto e per tutto per i destrimani. Eppure, molti studi hanno ormai ampiamente dimostrato chi nasce mancino, neurologicamente parlando, ha una marcia in più.

La scienza ha accertato che i mancini sono più veloci dei destrimani nell’elaborazione delle informazioni grazie a una miglior interconnessione tra i due emisferi. Per quanto riguarda l’elaborazione del linguaggio, i mancini utilizzano entrambi gli emisferi: “In pratica” spiega Chris McManus, docente di Psicologia presso lo University College di Londra «se i destrimani quando parlano usano soltanto l’emisfero sinistro, cioè quello naturalmente incaricato di elaborare il linguaggio, molti mancini sfruttano anche la parte destra, dominante nel loro cervello».

I mancini hanno un estro creativo molto più accentuato e hanno una memoria d’elefante. Se i destrorsi adottano un pensiero di tipo sequenziale, i mancini processano le informazioni avvalendosi di un metodo di “visione simultanea” che consente loro di recepire più nozioni nello stesso momento. Se i destrimani analizzano le singole informazioni, i mancini tendono ad elaborarle e a sintetizzarle utilizzando una visione d’insieme. Tali particolari condizioni fanno sì che abbiano una memoria migliore rispetto ai destri.

In genere mancini si nasce, ma tale condizione viene confermata attorno ai due-tre anni quando i bambini iniziano a disegnare e a perfezionare le abilità motorie.

Nel passato si tendeva a correggere i bambini con tale inclinazione, il mancinismo era infatti considerato un grande difetto. Oggi sappiamo che cercare di modificare questa naturale predisposizione nelle prime fasi dello sviluppo, può causare danni gravi e permanenti alla strutturazione dell’attività motoria e può inoltre interferire con l’organizzazione psicologica complessiva, causando dei disturbi nella corretta lateralizzazione.

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