Preso in giro dai bulli che però si difendono: «È la maestra che lo chiama bradipo»

Un bambino frequentante la quinta elementare non ha retto più alle prese in giro dei compagni che lo chiamavano “bradipo” e ha tentato di farsi giustizia da sé scagliandosi contro il gruppetto.

Il bambino è seguito da un’insegnante di sostegno e a quanto pare non ne poteva proprio più dell’odioso appellativo che i suoi compagni gli avevano affibbiato. A fermare il bambino “ci ha pensato un altro ragazzino – racconta la preside – che si è frapposto tra lui e il gruppo, subendo un pestone ai piedi e finendo al pronto soccorso dell’ospedale di Terni».

La vicenda risale a qualche settimana fa ed è avvenuta durante una supplenza, quindi alla presenza di un’insegnante che non conosce le dinamiche della classe. Questo ha permesso di svelare il retroscena della vicenda che ha lasciato stupiti i genitori. Sono stati gli stessi bambini a fornire la dinamica dell’accaduto per i verbali del caso (anche a fini assicurativi), e hanno raccontato che «è la maestra che lo chiama ‘bradipo’ e gli dà del pigro», suscitando profonda indignazione.

Questo ha spinto i genitori a rivolgersi direttamente alla dirigente scolastica della scuola in questione che ha dichiarato: «Si tratta di un episodio isolato, ingenuamente i ragazzini devono aver utilizzato il termine ‘bradipo’ in maniera scherzosa e lui l’ha presa male, ma a scuola non si verificano fatti di bullismo, non è un ambiente con particolari situazioni di disagio sociale o economico».

Ma ciò che emerge è che di storie «tristi, anzi tristissime» ce ne sarebbero molte da raccontare «tutte con lo stesso finale, ovvero con la maestra, sempre la stessa, secondo la quale sarebbe tutto regolare, tanto da non necessitare un incontro con la dirigente scolastica».

Attraverso un post su Facebook, una mamma racconta di veri e propri atti di bullismo tra ragazzini della primaria: «Io sono arrivata solo un anno fa – si difende la dirigente scolastica – e comunque non ho mai avuto modo di verificare nulla perché l’unico fatto denunciatomi è stato alla fine di quest’anno. Mi sono confrontata con tutto il corpo docente, compresa l’insegnante di sostegno e non sono emerse criticità, mi sono raccomandata di evitare l’utilizzo di certi termini come poteva essere ‘bradipo’, magari pronunciati per spronare un ragazzino».

«Sarò più vigile>> dichiara la preside, ma ammette che « per prendere un provvedimento nei confronti di un’insegnante devo avere una prova certa, ma non sono stata nemmeno messa nelle condizioni di poterlo fare perché ho saputo solo di questo episodio. Chi ha offeso il ragazzino ha avuto un voto più basso in condotta ma non penso che possa essere accaduto altro in passato anche perché nei prolungati periodi di assenza dello stesso ragazzino, la scuola ha contattato la famiglia e la giustificazione fornita era sempre legata a problemi di salute. In ogni caso d’ora in avanti sarò più vigile ma se i genitori sanno è bene che denuncino in maniera formale e a tempo debito».

La versione della preside contrasta quella dei genitori che, dal canto loro, sostengono di averle fatto presente, in passato, altri casi «come quello di un bambino redarguito perché distratto, nonostante avesse un timpano sfondato e quindi problemi di udito. Le sono già state segnalate situazioni anomale circa la gestione degli alunni da parte sempre della stessa maestra, ma – è la conclusione di mamme e papà – per ora non è cambiato nulla».

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